lunedì 31 maggio 2010

Jimi Hendrix - Valleys of Neptune


Sono tornati i riff più elettrizzanti del mondo della musica: Hendrix is alive!

Una serie di album postumi sta invadendo il mercato discografico, (la volta scorsa abbiamo parlato di Johnny Cash) ed ora è toccato ad uno dei personaggi più sfruttati da questo punto di vista, forse secondo solo ad Elvis, considerato che in vita è riuscito ad incidere tre soli album (Are You Experienced?, Axis: Bold As Love, Electric Ladyland) e dopo 40 anni dalla sua morte (settembre 1970), se ne trovano circa una trentina.

L’album, uscito il 9 marzo, si frappone tra l’ultimo disco della Jimi Hendrix Experience e quello che sarà considerato il quarto album (First Rays of the New Rising Sun) registrato nel 1970, pubblicato però, solo nel 1997.

Valleys of Neptune venne registrato tra l’ottobre 1969 e il maggio del 1970 negli studi Record Plant di New York ed è composto da 12 tracce, non del tutto inedite (alcune erano contenute in bootleg apparsi negli anni ’90); già dal primo ascolto il disco non trasmette quella continuità musicale che Hendrix amava dare ai suoi album: risulta confusionario, un taglia e cuci di pezzi singolarmente fantastici, ma che nel complesso non sono il racconto compiuto e organico di un album in piena regola; il periodo storico può creare un alibi, quel frenetico e confuso 1969, il cambio di formazione della Jimi Hendrix Experience (prima con Noel Redding, poi con Billy Cox al basso) ma nel complesso il disco resta sicuramente di non facile ascolto.

L’album si apre con Stone Free, riveduta, ma non troppo diversa dalla versione definitiva; la title track è un inedito (anche se un estratto di un demo con Hendrix e la sola presenza di Mitchell alla batteria e del percussionista Juma Sultan era stata pubblicata nel 1990); l’impennata del disco si ha con Bleeding Heart, graffiante rilettura dell’originale blues di Elmore James ed in Hear my train a comin’, sofferta e ossessiva con le sei corde urlanti alla maniera di Voodoo Child.

Mr. Bad Luck con i suoi riff pre Led Zeppelin e Deep Purple, verrà poi sviluppata in Look Over Yonder pubblicata in South Saturn Delta. Vera chicca dell’album è Sunshine of your love, cover dei Cream e pezzo che Hendrix amava particolarmente eseguire dal vivo, quì è presente per la prima volta in versione strumentale; l’ascolto prosegue tra Lover Man (canzone uscita nelle più svariate versioni), Ships Passing Through the Night (prima delle tre canzoni inedite), un rock blues potente grazie anche all’effetto Leslie con cui viene trattata la Stratocaster di Hendrix; Fire e Red House hanno parecchi tratti in comune con le versioni definitive. Chiudono il disco Lullabay for the Summer e Crying Blue Rain, entrambe inedite e ancora in fase embrionale.

Come già detto questo disco non avvicinerà di certo le masse alla scoperta del re della chitarra, troppo rude e più vicino agli audiofili di materia hendrixiana, ma c’è ancora tempo per l’uscita di un album che in occasione dell’anniversario della sua morte possa far gridare che Hendrix non se n’è mai andato.

(Experience Hendrix/Sony Music) 2010, Rock

Tracce:

1. Stone free
2. Valleys of Neptune
3. Bleeding Heart
4. Hear my train a comin’
5. Mr. Bad Luck
6. Sunshine of Your Love (instrumental)
7. Lover Man
8. Ships Passing Through the Night
9. Fire
10. Red House
11. Lullaby for the Summer (instrumental)
12. Crying Blue Rain

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